ottima riflessione......... anche PER LE FERIE

L'usa e getta, il vizio antico della sinistra

di Roberto Marchesini
La nuova Bussola Quotidiana, 14 agosto 2016

Incuriosito dai commenti letti sul web, ho letto con gusto (e una certa fatica, anche fisica) il ponderoso tomo del giovane studioso Paolo Borgognone intitolato L'immagine sinistra della globalizzazione(Zambon 2016). Si tratta di più di mille pagine, zeppe di riferimenti e scritte con uno stile paolino, non certo una lettura da ombrellone.

Al di là di questo, la tesi del libro è quella riassunta da Oswald Spengler: «La sinistra fa sempre il gioco del grande capitale. A volte perfino senza saperlo». Partendo da una posizione che alcuni definiscono “rosso-bruna” e che si rifà al filosofo Costanzo Preve, Borgognone asserisce (e dimostra) la sostanziale identità tra la “sinistra” italiana e occidentale come garante e riferimento del turbo-capitalismo globalizzato.

L'analisi di Borgognone ruota attorno all'incoerenza della sinistra, che si è sempre posta come garante dei lavoratori e, in generale, dei più deboli. Una posizione che ricorda da vicino quella assunta da alcuni media liberali (è ancora lecito definirli di “centro-destra”?) di fronte agli ultimi avvenimenti di cronaca. Ma come, commentano alcuni: le donne vengono violentate sessualmente dagli immigrati e le femministe tacciono? Peggio: nascondono le violenze per non dare un'immagine negativa degli immigrati? Come può la sinistra appoggiare la schiavitù dell'utero in affitto?

Mi pare che queste critiche, compresa quella di Borgognone, trascurino un fatto centrale: a sinistra (cioè da parte della rivoluzione) non è possibile alcuna incoerenza. L'incoerenza stessa è l'essenza del pensiero rivoluzionario. Così Jean Daujat, nel suo aureo libretto intitolato Conoscere il comunismo, spiega il nucleo ideologico del marxismo: «[...] la storia è una rivoluzione continua, l’idea è in un movimento continuo di azione rivoluzionaria per far la storia negando, contraddicendo e mutando ciò che è. Tutto ciò che si presenta come realtà si deve negare, distruggere, perché si faccia la storia nella contraddizione e nella rivoluzione continua. Non vi è più? alcuna verità stabile, che si avvera oggi, ieri, domani: affermare e negare non hanno più senso, l’uno e l’altro si chiamano e si confondono, resta solo l’azione che fa la storia».

Per questo il segretario del Pci (Partito Comunista Italiano) Alesandro Natta, in visita a Mosca nel 1986, affermò: «L’identità comunista è un processo in divenire, non è stata definita una volta per tutte». Per questo, dopo il crollo del muro di Berlino, i militanti del Pci, anziché cospargersi il capo di cenere e ritirarsi a vita privata, si proposero nuovamente come forza politica, cambiando semplicemente nome al partito (da Pci a Pds, Ds e infine Pd). Il crollo del sistema sovietico non è stato la sconfitta, bensì la conferma del continuo divenire. Questa smania per il continuo cambiamento, e il conseguente superamento del reale, non appartiene solo al socialismo marxista.

Il socialista riformista Edward Bernstein, ad esempio, divenne famoso per la sua massima «Il movimento è tutto, il fine è nulla». Il continuo movimento, il continuo divenire, la negazione di tutto ciò che è, solo perché esiste, è l'essenza della Rivoluzione (che non a caso si chiama in questo modo): «Tutto ciò che esiste merita di perire», affermava Engels. Per questo la sinistra si scaglia contro la famiglia, contro la reciprocità maschile-femminile, contro la realtà sessuata dell'essere umano: semplicemente perché queste cose esistono, e solo per questo devono essere distrutte. Qualsiasi motivazione di tipo economico, politico o umanitario è accessoria e giustificatoria: l'unico fine è la distruzione dell'ordine naturale delle cose.

La sinistra non ha tradito la classe operaia, non ha tradito le donne: semplicemente le ha usate, le ha scagliate cinicamente contro l'ordine naturale per scardinarlo. Allo stesso modo un domani (se ci sarà un domani) la sinistra abbandonerà gli immigrati e gli Lgbtq al loro triste destino quando, dopo averli usati per distruggere quel che resta della società occidentale, non le saranno più utili. In fondo aveva ragione il domenicano Garricou-Lagrange, eminente tomista. Non esistono che due filosofie a questo mondo: quella dell'essere (cioè quella tomista) e quella del divenire (cioè la Rivoluzione).

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